IL TEATRO DI BELLI

 Giuseppe Gioachino Belli, “Colto e rispettabile pubblico”. Opere e traduzioni teatrali, a cura di Laura Biancini

(in preparazione)

 

 Il teatro fu per Belli una vera passione variamente testimoniata: possiamo desumere dallo Zibaldone la presenza di opere teatrali nella sua biblioteca: possedeva ad esempio l’Aiace di Foscolo, le opere di Molière, il Giulio Cesare e l’Otello di Shakespeare e tante altre, classici italiani, greci e latini e certamente ben più ampie furono le sue letture. Fu un assiduo frequentatore di teatri a Roma e in ogni città nella quale lo portò un suo viaggio, diceva infatti che l’attività teatrale è un elemento importantissimo per la conoscenza di un luogo. Nelle lettere e nei diari di viaggio racconta sempre assai volentieri, con grande entusiasmo e ricchezza di particolari le serate che trascorre a teatro.
Da tutto ciò risulta che egli fu uno spettatore attento e interessato, competente e dal gusto raffinato. Il teatro è poi ampiamente protagonista di numerosi sonetti, in senso proprio o figurato, e come sempre la sua testimonianza è preziosa degli umori e degli eventi delle varie stagioni teatrali romane e degli artisti che le animavano, attori, compagnie, ballerine, acrobati e prestigiatori, per i quali non risparmia critiche o lodi a seconda dei casi. Senza dimenticare poi i cosiddetti Bollettoni, una sorta di presentazione di alcune rappresentazioni in scena sui palcoscenici romani.
L’entusiasmo del poeta romano nei confronti della magia del teatro si raggelò in austera severità quando ebbe l’incarico di censore; ma questa è un’altra storia, ed attiene ad un momento assai particolare e non felice della sua vita. Ma, a parte queste alterne vicende, Belli non trascurò neanche di mettersi alla prova nella scrittura drammaturgica seppure in maniera assai particolare: non realizzò un’opera teatrale originale, tutta sua, ma tradusse ed elaborò, con risultati diversi, opere straniere. 
Il primo interesse di Belli nei confronti di una scrittura drammaturgica, si manifesta nel 1813 con un esercizio di traduzione di un’opera francese. Si tratta del primo atto della Ifigenia in Tauride tragedia di Claude Guymon de la Touche (1723-1760). Poco dopo cedendo agli insistenti inviti dell’amico Jacopo Ferretti Belli si trovò a cimentarsi nella traduzione di altre opere teatrali francesi, traduzioni che tra il 1815 e il 1816 furono pubblicate nella «Galleria teatrale» e nella «Raccolta teatrale» dirette tra gli altri appunto dall’amico Jacopo Ferretti.

 

Un biglietto teatrale