il 996

il 996 è la rivista quadrimestrale del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli che il Cubo edita dal 2008

nel numero 2 del 2019

 

Il  numero della rivista ospita alcune delle relazioni del convegno organizzato dal Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli l’anno scorso (“Nun sai c’a lo spedale sce se more”. Medici e pazienti, medicine e strutture sanitarie nella Roma di Giuseppe Gioachino Belli, Roma, 14, 15 e 21 novembre 2018) dedicato appunto alla medicina. 
Gian Carlo Mancini ripercorre i momenti fondamentali della formazione della figura del medico nella storia
Il contributo di Giulio Vaccaro sulla presenza del tema della salute nella cultura popolare romana come viene rappresentata e testimoniata da Giggi Zanazzo. 
Francesco Eugenio Negro  ricostruisce la storia dell’omeopatia che negli anni di Belli faceva le sue prime apparizioni a Roma, aprendo ovviamente una serie di questioni. 
Davide Pettinicchio affronta il complesso tema della “malinconia” nella personalità di Belli, un tema sul quale peraltro è proprio lo stesso Belli a tornare più volte nei propri scritti. Giuseppe Monsagrati entra nel rapporto tra Belli e il suo medico, uno dei più importanti del­l’Ottocento italiano, Carlo Maggiorani. 
Marcello Teodonio affronta il problema dalla febbre, «presenza ingombrante, continua e costante nella vita del singolo e della collettività della prima metà dell’Ottocento». 
Leonardo Lattarulo   ripercorre il mondo dei sonetti belliani nel quale «i medici e i chirurghi non si trovano a lavorare su una materia inerte o, per così dire, su una pagina bianca, ma hanno di fronte un insieme di credenze e di convinzioni radicato e profondo, con cui devono sempre interagire». 
Lisa Roscioni e Elio Di Michele ci portano dentro il tema della follia: si tratta di un argomento molto complesso, soprattutto se rapportato alle convinzioni (quelle mediche e quelle comuni) sulla questione. Cosa è normalità? Cosa è follia? Qual è il confine? Il tutto si inserisce in una cultura che sul tema alternava chiusure rigorose e qualche timido tentativo di riconsiderazione della malattia. Roscioni ricostruisce, attraverso un ampio excursus storico-culturale, le vicende dell’“Ospedale dei pazzerelli”, ossia Santa Maria della Pietà, mentre l’analisi di Di Michele ci porta a riflettere su come Belli affronti il problema della follia.
Laura Biancini illustra la figura del ciarlatano, che esamina alla luce delle rappresentazioni storiche, letterarie e artistiche italiane ed europee. 
Il numero si apre con il contributo di Franco Onorati che, continuando nella ricognizione delle attività del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli, iniziata nel numero scorso per ricordarne i 25 anni, ripercorre la storia della nostra rivista. 

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